omeostasi termica

Il mantenimento dell’omeostasi termica negli atleti

omeostasi termica

Che cos’è l’omeostasi?

È la capacità che gli organismi viventi hanno di mantenere il proprio equilibrio al variare delle condizioni esterne. Se pensiamo già solo nel sangue quante cellule, ormoni e proteine devono essere mantenute in un equilibrio precisissimo, ci rendiamo conto di quanto sia sofisticata la nostra macchina umana. Il corpo ha dei limiti di valori entro cui stare e attua delle strategie per rimanere in questo equilibrio. Sebbene alcuni valori come ad esempio il ph sanguigno abbiano dei limiti molto ristretti al di fuori dei quali si rischia la morte, la temperatura corporea permette di avere un range di escursione molto ampia.

Oggi ci occuperemo proprio dell’omeostasi termica con particolare attenzione agli atleti.

Il freddo è un problema che riguarda un po’ tutti gli atleti, indipendentemente dal clima in cui vivono. Vi sarà sicuramente capitato, a parità di temperatura, di percepire freddo quando altre persone non lo sentano affatto. Questa soggettività nel percepire la temperatura dipende da diversi fattori che oggi vi spiegherò.

riscaldamento

È importante che gli atleti inizino il loro allenamento con un riscaldamento tale da mettere il proprio corpo nelle condizioni migliori per affrontare lo sforzo muscolare e articolare.

Sappiamo bene infatti, quanti infortuni possiamo procurarci “a freddo”:

  • problematiche articolari a causa dell’insufficiente lubrificazione cartilaginea;
  • stiramenti muscolo-tendinei per mancanza di elasticità;
  • infiammazioni tendinee o ligamentose croniche che si riacutizzano.

Il fattore più importante che determina la percezione di freddo non è tanto dipendente da fattori esterni quanto invece da fattori interni che si racchiudono nel concetto di costituzione individuale.

Ogni individuo mantiene la propria omeostasi termica con gli strumenti che la costituzione di appartenenza possiede.

È importante sapere che:

  • la quantità di massa muscolare
  • la quantità di grasso
  • la superficie corporea
  • il tono neurovegetativo

sono fattori che determinano la produzione di calore, l’isolamento termico per evitare dispersione e il coordinamento nervoso nel gestire questa regolazione.

ectomorfo

Portiamo l’esempio di un mezzofondista di costituzione molto esile che chiameremo di costituzione ECTOMORFA.

Questi atleti sono i classici soggetti caratterizzati da un basso indice di massa corporea, BMI< 19-20, una struttura longilinea e una scarsezza di massa magra e grassa. Queste caratteristiche sono ideali per la dispersione del calore ed infatti troveremo di frequente queste persone nelle aree geografiche con climi caldi e vicino le coste. Per gli ectomorfi, il freddo è il peggior nemico! Hanno un corpo dove è facile disperdere calore ma è estremamente difficile e dispendioso adattarsi al freddo.

Con una costituzione simile, il corpo avrà a disposizione pochissimi mezzi per produrre e conservare il calore:

  • Pochi muscoli non produrranno calore a sufficienza;
  • poca massa grassa e una vasta superficie corporea non permetteranno la conservazione termogenica;
  • il tono nervoso rilassato (bradicardici) è finalizzato al risparmio energetico a riposo.

Non è raro che queste persone abbiano mani e piedi freddi anche d’estate! Le estremità degli arti sono le zone dove più facilmente si disperde calore e la strategia del corpo è quella di conservare calore nelle aree più importanti come petto e addome. Al contrario, in caso di eccesso di caldo, sono gli atleti che iniziano a sudare dopo e soprattutto di meno rispetto alle altre costituzioni.

mesomorfo

Un’altra costituzione che incontreremo è il MESOMORFO.

Solitamente sono atleti molto agili e veloci, dotati di un BMI maggiore degli ectomorfi perché più dotati muscolarmente e meno sviluppati in altezza. Hanno le spalle larghe ma con un torace piatto e una massa grassa che può variare da pochissimo a discreta.

Nell’omeostasi termica, questa costituzione ha due marce in più rispetto all’ectomorfo in quanto:

  • è capace di produrre più calore perché ha più muscoli;
  • ha un’estensione corporea minore, quindi conserva più facilmente il calore nelle aree del tronco e non lo va a disperdere in arti lunghissimi come quelli degli ectomorfi;
  • ha un tono neurovegetativo più accelerato (tachicardici), è come se avesse un “motore” con un numero di giri a riposo più alto rispetto al normale.

Attenzione…i mesomorfi sono soggetti più resistenti al freddo, tuttavia possono avere pochissima massa grassa e patire il freddo quasi come un ectomorfo.

La costituzione che resiste di più al freddo è quella Meso-Endomorfa perché hanno tanta massa muscolare per produrre calore, una superficie corporea limitata (sono tozzi e piazzati di corporatura) e con una discreta percentuale di grasso mantengono più facilmente la temperatura interna. Infine, questi individui hanno un tono neurovegetativo ancora più alto: sono frequentemente tachicardici a riposo. Gli atleti più rappresentativi di questa costituzione si trovano frequentemente nelle squadre di rugby. È facile trovarli a farsi il bagno anche d’inverno!

L’ultima costituzione è il soggetto ENDOMORFO.  Questi soggetti sono i meno agili di tutti, ma possono esprimere i loro punti di forza negli sport di carico e di potenza, come i lanciatori nell’atletica pesante. Hanno una robusta corporatura e tendono facilmente a ingrassare per la loro tendenza al risparmio energetico, sono i più pigri!

L’omeostasi termica di questi soggetti punta soprattutto a limitare la dispersione di calore grazie alla superficie corporea contenuta e pannicolo adiposo che funge da isolante termico, ma l’attività del sistema neurovegetativo è mirata al riposo e al rilassamento. In queste condizioni, i soggetti endomorfi possono avere difficoltà a mantenere il calore interno, soprattutto se versano in condizioni di ipotrofia muscolare a causa della sedentarietà.

Puntualizzazione

C’è da ricordare che ogni costituzione non è quasi mai puramente ectomorfa, mesomorfa o endomorfa ma presenta sempre delle tendenze di una o dell’altra costituzione. In questo modo si creano altre tre costituzioni miste che si aggiungono alle tre principali:ecto-meso, meso-endo, ecto-endo.

Conclusione

Nella tematica di oggi, con la premessa costituzionale che abbiamo fatto, possiamo certamente dire che l’ectomorfo è l’individuo più sensibile al freddo e vive bene, in salute, nei climi caldi-secchi o umidi. Al contrario, il misto meso-endo resiste bene ai climi freddi e soffre tantissimo negli ambienti caldo-umidi.
Le problematiche degli atleti legate al freddo, a prescindere dalla costituzione di appartenenza, devono essere prevenute con un adeguato riscaldamento muscolare e articolare per evitare infortuni fisici. Paradossalmente nei meso-endo, che sono i più resistenti al freddo, potrebbero avvenire gravi lesioni muscolo-tendinee per l’importante massa muscolare che scarica più “cavalli motore” in una macchina non ancora a temperatura ideale.

Dott. Giuseppe Garofalo - Osteopata

dott.garofalo
Giuseppe Garofalo è un osteopata libero professionista e collabora da oltre 15 anni con squadre di calcio, basket e atletica, curando dall’amatore master all’atleta professionista.
Appassionato di medicina costituzionalistica del primo ‘900, applica gli stessi principi in ambito osteopatico, personalizzando i trattamenti in relazione alla problematica e alla costituzione dell’individuo.
Sportivo da sempre, pratica amatorialmente canottaggio, atletica e apnea con ottimi risultati.
È istruttore di apnea ed esperto di respirazione, organizza corsi aperti a tutti con lo scopo di promuovere l’apnea come sport che potenzia la salute e insegna la corretta respirazione a riposo e durante l’attività fisica.